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Parisi, con oligarchi dell'IA a rischio l'accesso alla conoscenza
Gruppo 2003, difendere l'autonomia della ricerca per difendere la libertà della società
L'intelligenza artificiale va regolamentata prima che si affermino forme di oligopolio, o persino di monopolio, capaci controllare l'accesso alle informazioni e la produzione di nuove conoscenze: per questo serve un grande centro di ricerca pubblico che, nell'attuale momento storico, può essere realizzato solo in Europa. E' quanto afferma il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, in occasione del convegno 'Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech' organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica presso la sede del Cnr a Roma. Secondo Parisi, viviamo in una situazione "non drammatica, ma che richiede un controllo, un'attenzione estremamente forte, prima di tutto da parte della comunità scientifica ma anche dei governi". Come è già successo in passato con grandi invenzioni come la stampa o l'automobile, ricorda Parisi, anche l'IA va regolamentata. "Oggi alcuni usano Gemini, altri Claude, altri ancora ChatGPT o DeepSeek. C'è però la possibilità che tutto questo evolva verso un monopolio, come è accaduto negli anni Novanta nel campo dei motori di ricerca", oggi dominato da Google. Lo scenario del monopolio è quello "più terrificante, perché c'è solo uno che controlla l'accesso generale all'informazione, ma anche un oligopolio non sarebbe molto differente, specialmente se gli attori coinvolti vengono dalla stessa parte del mondo e hanno la stessa ideologia". Parisi richiama l'esperienza del software libero Linux, con cui "la comunità scientifica e informatica si sono ribellate" alla diffusione di sistemi proprietari e chiusi sviluppando un'alternativa aperta e condivisa. Nel campo dell'IA, sottolinea il fisico, servono informazioni, database e programmi che possono essere sviluppati solo da un grande centro di ricerca pubblico, che "in questo momento storico è immaginabile solo in Europa". Gli fa eco il presidente del Gruppo 2003 Rocco De Nicola: "viviamo un passaggio storico in cui le scelte sulla governance della ricerca e dell'intelligenza artificiale determineranno, per i decenni a venire, il perimetro del progresso scientifico e la tenuta della nostra democrazia. In un'epoca in cui conoscenza, dati e infrastrutture digitali tendono a concentrarsi nelle mani di pochi giganti globali, difendere l'autonomia della ricerca pubblica significa difendere la libertà della società stessa".
J.Bondarev--CPN