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Altroconsumo, aumenti autostrade 10-20 cent ma le tariffe sono già elevate
Associazione monitora 38 tratte dopo l'aumento dell'1,5% comunicato dal Mit
Sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2026 le nuove tariffe dei pedaggi autostradali, adeguate all'inflazione con un aumento medio (comunicato dal ministero dei Trasporti) dell'1,5%, pari proprio all'indice di inflazione programmata per l'anno appena cominciato. In questi giorni - spiega Altroconsumo - abbiamo quindi analizzato 38 tratte significative della rete italiana e la nostra indagine restituisce un quadro articolato: i rincari ci sono, ma non sono uniformi e colpiscono in modo diverso a seconda delle aree e delle tratte considerate. L'aumento medio rilevato è dell'1,1%, un dato che può apparire contenuto, ma che va letto tenendo conto di tariffe già elevate e dell'uso frequente dell'autostrada da parte di pendolari e lavoratori. Aumenti diffusi, ma importi spesso contenuti: nella maggior parte dei casi rilevati gli aumenti si traducono in 10 o 20 centesimi in più a tratta. È il caso, ad esempio, di collegamenti molto utilizzati nel Nord Italia come Dalmine-Milano Est, Bergamo-Milano Est o Trento Nord-Bolzano Sud, dove i rincari percentuali superano il 2%. Anche sulla tratta Agrate Brianza-Milano (A4) l'aumento percentuale risulta più elevato, ma va letto con cautela: si tratta infatti di un collegamento molto breve, dove un incremento di 10 centesimi - su prezzi arrotondati al decimo - produce automaticamente una variazione percentuale più marcata, senza che questo rappresenti un aggravio particolarmente significativo in valore assoluto. La lettura, però, diventa più interessante se si considera chi sono gli abituali frequentatori di quel tratto: i pendolari sui quali quell'importo pesa di più vista la frequenza con cui percorrono quell'autostrada. Il vero impatto per chi viaggia ogni giorno: il problema, infatti, emerge soprattutto nel medio-lungo periodo. Dieci o venti centesimi in più possono sembrare trascurabili se considerati singolarmente, ma diventano un costo rilevante su base annua per chi utilizza l'autostrada quotidianamente. Pendolari, lavoratori e piccoli operatori economici si trovano così a fare i conti con una spesa complessiva più alta, spesso senza reali alternative di trasporto pubblico efficienti, soprattutto su alcune direttrici extraurbane.
L.K.Baumgartner--CPN