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Terremoto 1976, Confindustria Udine celebra il 'Modello Friuli'
Pozzo, esempio di determinazione e ricostruzione per il futuro
"Cinquant'anni dopo, il ricordo di quella tragedia resta vivo, ma ancora più forte è l'orgoglio per come il nostro Friuli seppe reagire". Lo scrive in una nota "con commozione e orgoglio del ruolo centrale svolto dal sistema imprenditoriale nella rinascita del territorio", Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine, all'epoca Associazione degli Industriali di Udine, sul sisma in Friuli del 1976 che fermò il 40% del sistema produttivo udinese. "Quella notte il nostro territorio perse tutto" ma "gli imprenditori riaprirono le fabbriche anche in locali di fortuna, mantennero i posti di lavoro, posero le basi per una ricostruzione che divenne modello nazionale", ricorda Pozzo. La scelta fu sistemare la popolazione in tendopoli per evitare l'emigrazione di massa e tenere le persone vicine alle fabbriche, e l'Associazione aprì tre giorni dopo la scossa una sottoscrizione che raccolse 3,5 miliardi di lire per alloggi per lavoratori, prefabbricati e strutture di emergenza. Grazie a Confindustria nazionale, con la visita dell'allora presidente Gianni Agnelli, si ottennero prestiti a tasso zero e interventi rapidi. "In poco più di un anno, la riattivazione produttiva fu praticamente completa", rammenta Pozzo. A fine 1978, i posti di lavoro industriali nelle zone terremotate aumentarono di 2mila unità (+10%). Tra 1971 e 1981, le unità industriali in provincia di Udine crebbero del 44,7% e gli addetti del 26,7%. Rendendo omaggio a "tutti coloro che, con coraggio e cuore, resero possibile questo miracolo di resilienza", Confindustria Udine per le sfide del presente vuole rinnovare quel 'Modello Friuli': "stimolare soluzioni, aggregare il territorio intorno a un nuovo Patto per uno sviluppo innovativo, inclusivo e sostenibile, promuovere base produttiva, lavoro, formazione, trasmettere alle generazioni la cultura del non mollare mai e fiducia nell'intraprendere".
P.Kolisnyk--CPN