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Borsa: Milano apre in leggero aumento, Ftse Mib +0,16%
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Prezzi carburanti in lieve calo, benzina self a 2,035 euro
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Il gas parte in leggero rialzo (+0,9%) a 85,1 euro al Megawattora
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Euro poco mosso, scambiato a 1,1180 dollari
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Stellantis, nel terzo trimestre 1,3 milioni di consegne (-1%), Europa +10%
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Prezzo dell'oro in aumento, Spot scambiato a 4.191 dollari
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Prezzo petrolio in calo, Wti scambiato a 92,45 dollari
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Fmi, nel 2026 in Italia inflazione al 3,3%, area euro al 3,1%, Usa al 3,6%
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Monito Fmi, economia mondiale ha retto, ma potrebbe essere al limite
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++ Il Fmi migliora il Pil dell'Italia, da 0,5% a 0,8% nel 2026 ++
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Borsa: Tokyo, apertura in calo (-0,78%)
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Il petrolio chiude in rialzo a New York a 93,74 dollari
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La Consulta boccia la legge sarda sulle aree idonee per le rinnovabili
Accolto il ricorso del governo, valide le autorizzazioni già rilasciate
È arrivata la bocciatura da parte della Corte costituzionale per la legge della Regione Sardegna numero 20 del 2024 sulle aree idonee e non alla realizzazione di impianti da energie rinnovabili. La Sardegna era stata la prima regione in Italia a dotarsi di una norma che applicasse i decreti ministeriali, poi modificati. La Consulta ha accolto parte delle eccezioni sollevate dal governo che aveva impugnato la norma. In particolare ha stabilito che "la qualifica di non idoneità di un'area non può tradursi in un aprioristico divieto di installazione" degli impianti Fer. Un divieto assoluto avrebbe l'effetto di precludere l'accesso "ai procedimenti autorizzatori semplificati, strumenti previsti dal legislatore statale per accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili nelle aree idonee". Per questa ragione, la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 5, della legge regionale. Un punto cruciale della decisione riguarda la retroattività della legge regionale sarda sugli atti già in essere. La Corte ha stabilito che la legge regionale "non può travolgere tutti gli atti autorizzativi già rilasciati". La normativa impugnata prevedeva che gli atti autorizzativi già emanati per impianti ricadenti in aree non idonee fossero privi di efficacia, ponendo come unico limite la "modifica irreversibile dello stato dei luoghi". Secondo la Corte, questo travolgimento, "non motivato da ragioni di carattere tecnico o scientifico", si traduce in una limitazione irragionevole del "legittimo affidamento" e lede il principio della "certezza del diritto". Inoltre, gli operatori che hanno completato positivamente le procedure hanno già sostenuto ingenti costi tecnici e amministrativi.
A.Levy--CPN