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Nuove rotte per il vino italiano, export a 400 milioni nel 2025 e +4,3% in un anno
Report Wine Monitor di Nomisma su 13 Paesi emergenti; 58% valore da fermi e frizzanti
Nel 2025 le esportazioni di vino nei 13 mercati emergenti analizzati dal nuovo report di Wine Monitor di Nomisma hanno superato i 400 milioni di euro, +4,3% rispetto al 2024. I produttori italiani hanno iniziato a guardare con maggiore attenzione ad altre aree geografiche, in un contesto di mercato caratterizzato da guerre, calo dei consumi e dazi in Usa, che restano comunque la principale destinazione. L'analisi, focalizzata su Angola, Bulgaria, Colombia, Costa d'Avorio, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Thailandia, registra negli ultimi cinque anni, una crescita delle importazioni mondiali di vino del 7,1% all'anno per un valore di 1,7 miliardi di euro (+5,1% rispetto al 2024), incidendo per circa il 5% del totale. "Per compensare la flessione delle esportazioni è necessario individuare nuovi sbocchi superando riserve e stereotipi che a volte condizionano le strategie di internazionalizzazione dei nostri produttori - commenta Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma - per questo è fondamentale individuare i mercati con il maggiore potenziale di sviluppo, rilevare i segnali di cambiamento nelle preferenze di consumo e nella struttura della domanda e sviluppare una strategia solida e di lungo periodo". Per quanto riguarda le esportazioni di vino italiano, la domanda è in progressivo aumento, con opportunità di business sempre più rilevanti in Paesi caratterizzati da un potenziale di sviluppo ancora ampio. Tra i driver di crescita, almeno per alcuni Paesi, gioca un ruolo importante anche la rete di ristoranti italiani o di operatori posizionati su un'offerta di livello medio-alta. Relativamente alle importazioni a valore e a volumi guida la Polonia, seguita da Repubblica Ceca, Messico e Romania. La categoria più esportata è quella dei vini fermi e frizzanti imbottigliati, che sul valore complessivo dell'export italiano pesa per il 58%, un'incidenza in calo del 3% rispetto al 2019 a tutto vantaggio degli spumanti che nello stesso periodo di tempo sono passati dal 32% al 37%.
D.Philippon--CPN