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Guerre e dazi non fermano comparto orafo italiano, 23% imprese pronte a investire
Ma materia prima rincara del 68% e domanda interna scende del 60%
Resta immutata la propensione a investire del comparto orafo italiano, con il 23% delle imprese che dichiara di aumentare il livello degli investimenti rispetto al 2025, nonostante le tensioni internazionali e l'instabilità delle politiche commerciali americane che hanno spinto il prezzo dell'oro verso aumenti rilevanti (+44% nel 2025) e continui massimi storici con una quotazione media che nel primo trimestre 2026 si è attestata a 4.877 dollari oncia. E' quanto emerso nell'ambito di OroArezzo nell'appuntamento organizzato dal Club degli Orafi Italia in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Tuttavia, rispetto all'edizione di dicembre, si osserva una maggior cautela nelle attese sull'evoluzione del fatturato: la quota di chi prevede un calo è infatti raddoppiata ed è passata dal 34% all'attuale 63%. Per gli operatori del settore orafo le principali difficoltà sono legate ai costi, in primis della materia prima (indicata dal 68%), insieme al peggioramento della domanda interna (60%) e alle tensioni geopolitiche (53%). Queste difficoltà risultano ulteriormente acuite dal conflitto in Iran che secondo le imprese del campione ha determinato una riduzione del consumo di gioielli (68%), un aumento del costo delle materie prime (43%) e un rallentamento della domanda internazionale (33%). Nel 2025 l'export italiano di gioielli in oro si è ridotto a 10,8 miliardi (-21%), penalizzato dal mercato turco al netto del quale avrebbe segnato una crescita del 7,6% con performance significative verso Svizzera (+27,0%), Hong Kong (+9,7%) e Canada (+111,0%). In crescita (+13%) anche l'export verso gli Emirati Arabi Uniti che, con un peso pari al 12%, rappresentano, almeno fino al conflitto in corso in Iran, un hub importante per l'oreficeria.
D.Philippon--CPN