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L'Europa del Triassico era un inferno, con incendi durati migliaia di anni
Alimentati dalle praterie di felci. Vulcani attivi e riscaldamento climatico era estremo
Per migliaia di anni l'Europa è stata un inferno dominato dagli incendi: ad alimentarli erano enormi praterie di felci che avevano sostituito le foreste. A ricostruire le difficili condizioni che esistevano alla fine del Triassico, 201 milioni di anni fa, è lo studio coordinato da Bas van de Schootbrugge, dell'Università di Utrecht nei Paesi Bassi, e pubblicato sulla rivista Nature Geoscience. La fine del Triassico ha coinciso con una delle grandi estinzioni di massa, che portò alla scomparsa di molte specie, come gli anfibi giganti, e aprì al dominio dei dinosauri. Alla base di queste trasformazioni vi fu quasi certamente l'intensa attività vulcanica globale dovuta alla frammentazione del supercontinente Pangea che portò all'immissione nell'atmosfera di enormi quantità di CO2 che provocò un riscaldamento globale compreso tra i 5 e 10 gradi. Quei cambiamenti hanno portato alla trasformazione degli ecosistemi portando al quasi completo collasso di molte piante, soprattutto gli alberi e aprirono la strada alla diffusione delle felci. Analizzando ora una serie di quattro carotaggi del terreno risalenti a quell'epoca i ricercatori hanno trovato traccia di eventi drammatici che interessarono un'area che costituisce ora buona parte dell'Europa. In tutti i campioni i ricercatori hanno individuato una fascia di terreno con importanti quantità di molecole dette idrocarburi policiclici aromatici che si formano durante gli incendi boschivi. Strati che secondo gli autori indicherebbero enormi incendi diffusi sul territorio e avvenuti in maniera ciclica e continuativa per un lungo periodo, tra i 40mila e i 300mila anni. Secondo questi dati l'Europa fu dunque una sorta di inferno di fiamme per lunghissimo periodo e a guidare questi incendi erano appunto le enormi distese di felci che una volta secche bruciano facilmente mentre le loro profonde radice rimangono protette nel terreno.
D.Philippon--CPN