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Il cervello è inclusivo, non lega l'identità nazionale a quella etnica
Lo indica la ricerca delle università di Trento e Singapore
La percezione sociale del cervello è flessiile e va oltre i confini geografici, tanto che, "nel rapporto con persone di gruppi etnici diversi, tende a rispondere in modo più inclusivo quando viene richiamata un'identità nazionale condivisa". Lo indica lo studio congiunto dell'Università di Trento e della Nanyang Technological University di Singapore pubblicato sulla rivista dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas. "I risultati del lavoro aiutano a comprendere il rapporto tra identità etnica e identità nazionale e hanno implicazioni per il miglioramento delle relazioni tra gruppi nelle società multiculturali", osserva l'Università di Trento in una nota. Lo studio, condotto a Singapore su 92 persone delle tre principali comunità etniche (cinese, malese e indiana), "dimostra che la rappresentazione cerebrale dei confini sociali è in grado di riorganizzarsi rapidamente in risposta al contesto". Secondo gli autori della ricerca, "comprendere questi meccanismi è fondamentale per sviluppare strategie efficaci per colmare le divisioni e favorire relazioni intergruppo sempre più armoniose". Anche un breve richiamo all'identità nazionale condivisa (come sentire una lingua familiare o vedere la bandiera del proprio paese) modifica la risposta del cervello di fronte a volti di persone di gruppi etnici diversi. La risonanza magnetica mostra che il cervello inizia a categorizzare nel proprio gruppo anche i volti di altri gruppi etnici senza per questo annullare le informazioni sulle differenze etniche: "il cervello umano ha una notevole capacità di ampliare il senso di appartenenza, passando dal 'noi contro loro' a un 'noi' più inclusivo. Quando viene resa saliente un'identità condivisa, come quella nazionale, le persone esterne al proprio gruppo iniziano a essere percepite in modo più vicino", osserva Gianluca Esposito, co-responsabile del progetto e direttore del dipartimento di Psicologia e scienze cognitive dell'ateneo trentino. "Il messaggio più incoraggiante è che i confini sociali non sono rigidi: il cervello è capace di riorganizzarsi, offrendo una base concreta per immaginare percorsi di convivenza, riconciliazione e pace duratura", precisa.
H.Meyer--CPN