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L'esplosione di un buco nero dietro la particella impossibile che ha colpito la Terra
Nuova ipotesi, potrebbe spiegare la materia oscura dell'universo
La misteriosa particella 'impossibile' che ha colpito la Terra nel 2023, con un'energia 100.000 volte superiore a quella delle particelle prodotte dall'acceleratore Lhc del Cern di Ginevra, potrebbe essere stata generata dall'esplosione di un buco nero primordiale poco dopo il Big Bang: se questa ipotesi venisse confermata, potrebbe contribuire a spiegare di cosa sia fatta l'enigmatica materia oscura dell'universo. E' quanto sostengono i ricercatori dell'Università del Massachusetts ad Amherst (Usa) in uno studio pubblicato sulla rivista Physical Review Letters. La particella in questione è stata documentata dalla rete di rivelatori di neutrini KM3NeT situata nel Mediterraneo. Si tratta di un neutrino talmente energetico da non poter essere spiegato da nessun fenomeno cosmico naturale conosciuto finora. Secondo i ricercatori, la causa dell'evento potrebbe essere stata l'esplosione di un buco nero primordiale, un tipo di buco nero teorizzato ma mai visto prima, che sarebbe nato non da una supernova ma dalle fluttuazioni di densità nella materia ultracalda dell'universo primordiale. Poiché questi buchi neri possono essere estremamente piccoli, allora potrebbero essere abbastanza caldi da rilasciare una radiazione termica (la cosiddetta radiazione di Hawking) in un processo incontrollato che arriva fino a un'esplosione così violenta da generare particelle 'impossibili' come il neutrino osservato nel 2023. Se una simile esplosione venisse un giorno osservata, fornirebbe un catalogo definitivo di tutte le particelle subatomiche esistenti, da quelle che abbiamo già osservato come elettroni, quark e bosoni di Higgs, fino a quelle che abbiamo solo ipotizzato, come le particelle di materia oscura. Il problema è che simili esplosioni dovrebbero avvenire con una certa frequenza (all'incirca una volta ogni dieci anni), ma il rivelatore di neutrini IceCube al Polo Sud non ha registrato l'evento del 2023 né ha mai documentato nulla che avesse neppure un centesimo della sua potenza. Per spiegare questa discrepanza, i ricercatori hanno ipotizzato l'esistenza di buchi neri primordiali con una 'carica oscura', una carica simile all'elettricità ma legata a una particella più pesante del normale elettrone, il cosiddetto 'elettrone oscuro'. "Un buco nero primordiale con una carica oscura - afferma la ricercatrice Andrea Thamm - ha proprietà uniche e si comporta in modi diversi da altri modelli più semplici. Abbiamo dimostrato che questo può fornire una spiegazione di tutti i dati sperimentali apparentemente incoerenti".
T.Morelli--CPN