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Istat, 60% import strategico da Paesi a rischio medio o alto
La Cina è il primo fornitore dell'Italia
Circa il 60 % delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da Paesi a rischio politico "medio" o "alto". Lo stima l'Istat nel Rapporto sulla competitività dei settori produttivi che ha studiato 317 di questi prodotti che coprono un quinto del totale delle esportazioni nazionali. Nel periodo 2023-2025 la Cina è stata il principale fornitore dell'Italia per valore dell'import strategico con una quota dell'11,3%, superiore a quella media delle maggiori economie europee (9,3%). Il Paese dipende inoltre maggiormente da beni legati a energia alternativa come il gnl, forniti soprattutto da Algeria, Azerbaigian e Usa. Intanto l'export dell'Italia cresce del 3,3% nel 2025, con una "sorprendente" dinamica delle vendite negli Stati Uniti, che segnano +7,2% nonostante i dazi. Afferma l'Istat che segnala che Francia, Germania e Spagna hanno registrato cali delle esportazioni negli Usa. L'imposizione dei nuovi dazi ha avuto sull'Italia un "effetto negativo ma di entità molto contenuta" secondo la stima dell'Istat: "a un raddoppio delle aliquote medie effettive è corrisposta una mancata crescita dell'export nazionale pari al 3,2%". Non tutte le imprese che esportavano negli Stati Uniti hanno subito gli effetti dei dazi di Trump, ma solo quelle che li avevano come primo mercato di destinazione. Queste hanno registrato una minore crescita rispetto alle altre imprese esportatrici di 6,1 punti percentuali. L'impatto risulta maggiore per le medie imprese (-7,2), minore per quelle micro e piccole e si annulla per le grandi. Le mancata crescita delle esportazioni è stimata pari a 1,5 miliardi di euro.
Ng.A.Adebayo--CPN