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Esperto, 'da guerra Iran ora per economia Europa e Italia scelte dolorose'
Bevilacqua, è onda d'urto anche per consumatori, Effetti su Arabia 2030
La guerra contro l'Iran per l'Europa e l'Italia "genera una 'carambola' con compromissione indiretta anche del Mar Rosso e della via di Suez; scelte dolorose si porrebbero tra aumenti esponenziali dei costi - scaricati a valle sui consumatori finali per nuove rotte circumafricane, e opzioni di cessazione totale di tipologie di trasporto merci 'non più performanti'". Lo afferma Nunzio Bevilacqua giurista d'impresa ed esperto economico internazionale riguardo agli effetti, su scala mondiale, derivanti dal blocco - di fatto - dello stretto di Hormuz nel Golfo Persico. "Era intuibile che con le scialuppe di salvataggio non si salvano le merci" spiega l'esperto di rientro, appena poco prima del conflitto, da Baku in Azerbaijan grande partner italiano per la fornitura di Gas ed oggi, anche, investitore in primarie aziende energetiche italiane. "Hormuz non è semplicisticamente uno stretto, lo si è reso, non senza colpe, 'condizione esistenziale del commercio mondiale' - in particolar modo per oil e gas - e probabilmente la 'cataratta' alla vision 2030 dell'Arabia Saudita. " Si sono sottovalutati i rischi escludendo la necessità di strategici 'backup emergenziali', "anche la più 'illuminata' Arabia Saudita non ha previsto la oil pipeline 'via terra' come canale di trasporto emergenziale ad un evento - non imprevedibile 'cigno nero' - come quello attuale nel Golfo, ma più come alternativa al trasporto marittimo in caso di surplus produttivo". E continua "sarebbe stato necessario - e lo sarebbe ancora - non solo un 'raddoppio' della oil pipeline che taglia il deserto arabico ma anche dei 'raccordi' nuovi con gli Emirati Arabi o efficientati con il Kuwait in modo da creare strade 'alternative' via terra per Suez nel caso di crisi del Golfo. Per il nostro paese e l'Europa si prevede quindi "una contrazione di transazioni e investimenti" e "nelle rotte alternative si dovrà tener presente anche del probabile aumento, o creazione di nuovi hub, di pirateria in zone africane che si troveranno, di fronte alle proprie coste, 'valori in navigazione' mai visti fino a quel momento con aumento costi in termini di necessità di scorte navali". E poi "se per l'Europa e l'Italia ci potrebbe essere un deterioramento della rete portuale e degli scambi con i Paesi del Golfo con un aumento esponenziale dei costi della produzione per trasporto e logistica su l'intera filiera e tempi più che raddoppiati per l'approvvigionamento, l'aumento del petrolio a quota 150 dollari potrebbe rappresentare - in questo scenario - la tempesta perfetta per sommergere con la propria onda d'urto, in primis, l'ingessata economia europea e, 'per paradosso', anche l''era Green' in apparenza 'protettiva' in scenari energetici come quello attuale"
Y.Uduike--CPN