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Cnel, l'incontro tra domanda e offerta di lavoro è sfida cruciale
Le aziende non trovano il 46% dei profili richiesti
Le imprese italiane fanno fatica acoprire le posizioni lavorative ricercate in 46 casi su 100 mentre si allarga il bacino dei giovani potenzialmente impiegabili. In gran parte si tratta di studenti che non hanno ancora concluso il percorso di studi ma, nell'area degli "inattivi", in aumento del 4% su base annua, figurano anche molti giovani che per vari motivi non riescono ad accedere alle opportunità occupazionali. Lo si legge nel secondo Report di Cnel e Unioncamere, in collaborazione con Istat, il cui obiettivo è analizzare in modo sistematico le dinamiche del mercato del lavoro e in particolare il disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni occupazionali delle imprese. "I dati di questo Report- sottolinea il presidente del Cnel, Renato Brunetta - indicano chiaramente una sfida cruciale e non più rimandabile: far incontrare i fabbisogni delle imprese, oggi alla ricerca di profili per quasi la metà delle assunzioni previste, con il capitale umano custodito nei serbatoi di potenziale inespresso del Paese, come i nostri giovani, le donne e gli anziani". E' essenziale, secondo il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, "individuare le azioni più efficaci per agevolare l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e trattenere i talenti per assicurare competitività alle nostre imprese e crescita economica diffusa. I giovani sono un patrimonio prezioso che dobbiamo riuscire ad attrarre e valorizzare, offrendo loro una occupazione solida e soddisfacente". "Il disallineamento tra domanda di lavoro e disponibilità di personale - si legge nel Report - continua a rappresentare un fattore critico per le imprese, pur registrando una lieve attenuazione delle difficoltà di reperimento (dal 48,4% al 46,1% nel secondo semestre 2025). Le maggiori difficoltà di reperimento si riscontrano nelle costruzioni (oltre il 60% delle entrate) e nell'industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%). Nei servizi, le criticità risultano particolarmente elevate nell'informatica e telecomunicazioni (51,4%), mentre diminuiscono, pur restando rilevanti, nel turismo e ristorazione (46,9%). Le criticità risultano particolarmente elevate per dirigenti e operai specializzati, mentre impiegati e professioni non qualificate presentano livelli più contenuti.
M.García--CPN