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Tunisia, il Pil accelera nel 2025, crescita al 2,5%
Quarto trimestre a +2,7% su base annua. Bene agricoltura e manifattura,male petrolio e gas
L'economia tunisina ha chiuso il 2025 con una crescita del 2,5%, in aumento rispetto all'anno precedente, secondo le stime dell'Istituto nazionale di Statistica tunisino (Ins). I dati diffusi dall'Ins indicano un rafforzamento dell'attività nell'ultima parte dell'anno: nel quarto trimestre 2025 il Pil reale destagionalizzato è aumentato del 2,7% su base annua e dell'1 % rispetto al trimestre precedente. Sul piano settoriale, l'Ins attribuisce un ruolo centrale al rimbalzo dell'agricoltura, con un incremento della valore aggiunto del 12,3% nel quarto trimestre e un contributo stimato di 1,08 punti percentuali alla crescita trimestrale del Pil. Nel comparto industriale, la manifattura risulta in aumento del 4%, sostenuta in particolare dalle industrie meccaniche ed elettriche, +7,8%, e dall'agroalimentare, +6,1%. In controtendenza il raggruppamento energia, miniere, acqua e gestione rifiuti, in lieve calo, -0,3%, con una contrazione marcata dell'estrazione di petrolio e gas naturale, -13,3%. I servizi mantengono un profilo positivo, +1,4%, con dinamiche più robuste in hotel, ristoranti e caffè, +7,2%, e in informatica e comunicazioni, +3,7%. Dal lato della domanda, l'Ins segnala un aumento del 3,4% della domanda interna, consumo e investimenti, che contribuisce positivamente alla crescita, mentre il saldo degli scambi con l'estero pesa in negativo, con esportazioni di beni e servizi in aumento del 10,4% e importazioni del 10,3%. In un confronto annuale, la crescita 2025 si confronta al +1,4% nel 2024 con le autorità che puntano a rafforzare il ritmo di espansione nei prossimi anni, in parallelo a obiettivi di stabilizzazione dei conti pubblici e attrazione di investimenti esteri. Il quadro che emerge dai dati ufficiali descrive una ripresa moderata ma più ampia rispetto al 2024, sostenuta soprattutto dall'agricoltura e, in parte, dall'industria e dai servizi, con persistenti fragilità nei settori legati all'energia e un contributo negativo del canale estero. (ANSA)
P.Kolisnyk--CPN